Aforismi e poesie - Ristorante Fil & Max | Il piacere di mangiare in compagnia | San Giovanni Rotondo FG - UNREGISTERED VERSION

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Aforismi e poesie

Aforismi&poesie.
Pensieri di Fil, pezzetti di pazzia e quando la gastronomia incontra la poesia..

Si può far finta di amare, di dormire, di pensare, di guardare; non si può far finta di mangiare.

Da quando ci sono gli ascensori,
le scale godono di ottima stima.

Il futuro è il rifugio di colui che
inconsciamente non vive bene il presente.

Il sonno non aspetta mai l’invito
e quando arriva non disturba mai.

Chi arriva prima non chiede
mai scusa per il ritardo.

Vi sono momenti, che i non udenti inconsapevolmente vivono felici il loro handicap: quando parlano i politici.

Gli occhi del povero guardano
intorno a cercare qualcosa.
Gli occhi del ricco guardano
intorno a vedere se manca qualcosa.

Non tutte le macchie, sporcano.
Alcune decorano.

Non ritengo saggio chiedere  alla fortuna di migliorare la mia vita o il mio lavoro. Ritengo saggio chiedergli di non peggiorarli.

Crea più dubbi una nuvola
che un temporale.

Non sempre la bugia
è il contrario della verità.

Il povero può sopravvivere
senza il ricco, il ricco non può
vivere senza il povero.

Un giorno ho visto morire un uomo di trent’anni: due ore prima mi diceva di essere molto fortunato. La stessa sera ho conosciuto un uomo di ottantaquattro anni: si lamentava di essere sfortunato da tutta la vita.

Dormire ti fa sognare,
sognare ti fa dormire.

Chi trova un amico..
vorrei conoscerlo!

Vorrei essere amico
di chi trova un tesoro.
Chi trova un amico?

L'usuraio generoso, presta il denaro con molto interesse. L'usuraio avaro, ha molto interesse a non prestare denaro.

Quanto pesa una bilancia?

Sono pochissimi gli eroi che sanno di esserlo. Lo sono più i parenti.

Odiare veramente qualcuno è
desiderare che tutti lo odiano.
Lo stesso vale per l'amore.

Il pensiero è l'unico libero
praticamente in gabbia.

Chi arriva prima..
non chiede mai scusa
per il ritardo.

Gallina vecchia..
sta per morire.

A caval donato non si guarda in bocca: dentisti disoccupati.

Coloro che tanto facilmente incolpano chi non è presente,  ne parlano male. Altrettanto facilmente lo elogiano, quando esso è presente.

L'uomo vicino al pericolo, o comunque costretto ad affrontarlo vive la paura della decisione se è da solo. Agisce quasi inconsapevole del poi se sa di essere osservato.

Quanti ti chiamano cesso? Quanti ti citano legandoti a tristi situazioni? Quanti ti ringraziano per quel piacevole senso di godimento dopo averti riversato gli impellenti resti trasformi del loro appetito?

Se lei veramente ti piace,
non dare la colpa al cuore.

E più fedele un cane o un amico?
Un cane amico!

Gli occhi sono il riflesso dell'anima.
Dove riflettono la "loro" i ciechi?

Io non penso che  siano i rami a perdere le foglie. Sono loro che se ne vanno.

Un politicante che abbaia è meno comprensibile di un cane che cerca di parlare.

Altalena "Commessa di Bologna" statura cm. 183

Il Papa: Roma caput mundi.
Umberto Bossi: Roma caput.

Chi dorme non piglia pesci,
quando dormono i pescatori?

Occhio per occhio,
dente per dente,
bocca diviso orecchio.

Tutti per uno fa sempre per tutti.

I soldi non fanno la felicità,
i debiti nemmeno.

Chi va con lo zoppo impara a zoppicare, perché mia moglie non va col muto?

Il miglior pregio di un uomo è saper riconoscere i propri difetti. Il peggior difetto di un uomo è ostentare i suoi pregi.

Il pensionato
Quante cose hanno visto i miei occhi.
Guerre, nascite, matrimoni, tanti amori,
tantissimi lavori, mille delusioni.
Ospedali, cimiteri, ristoranti, ladri, preti e commercianti.
Tutto mi passa per la mente su questa scomoda panchina
rivolta al tiepido sole di un pomeriggio di marzo.
E domani, si, che farò domani?
Se solo potessi, farei, cambierei
improvviserei, sconvolgerei, vivrei.
Penso sovente al noto governante,
al suo dire sapiente vita migliore a chi più disagi vive tra la gente.
E quanto gli stava a cuore il pensionato .
Così leso e bistrattato, da INPS e mala sanità
E i tanti intoppi in questa società.
Niente è cambiato e niente cambierà.
E  di pochi giungere al tramonto con tranquillità.
Intanto, l'ansiosa scelta: comprare il bastone per l'arto claudicante.
o conservare quel che è rimasto, a garantir la quotidiana pagnotta
e giungere con triste dignità alla fine del mese.
Che assurdo paradosso, sorridere alla morte.
Lasciare così dolori e delusioni a questo tempo.
Al sommo Dante rivolgo un triste inserto
Da configurare nella sua nota e maestosa opera.
In terra, il girone dei pensionati
condannati a chiedersi ogni istante,
per quale colpa tanta punizione.
Quanto e quanto ancora sopportare.
L'ipocrisia celata dal finto amore
Di un genero o una nuora senza cuore
il nipote o il figlio a regalare presenza
Giusto il tempo dell'accoppiarsi di un coniglio.
Che triste purgatorio.
Quanto mi piacerebbe fare un bagno caldo
Giovannella mia a insaponarmi le spalle
L' odore della frittata dalla cucina
E quel vino mai aperto. Orgoglio di cantina.
Chiedetemi ogni cosa, non voglio niente in cambio.
So fare un po di tutto e tanto vorrei imparare  
non reco alcun disturbo, non faccio alcun rumore
vi chiedo un po di vita, per non voler morire.

Il certificato
Senta, le sarei grato per un certificato.
Attenda qualche istante che vien l’incaricato.
Passa il tempo, passa lento ed io non mi lamento.
Cosa mai terrà impegnato, l’impiegato incaricato?
Forse, stà tranquillo al bar coi colleghi a chiaccherar.
Ma che penso, son maligno, certamente sarà in bagno,
lì contriso e dolorante, per la cena assai pesante.
E’ passata già mezzora e il ginocchio mi dolora,
certo un comodo sgabello gioverebbe al mio fardello.
Devo perder qualche chilo, penso dritto e messo in fila.
Tanto tempo è già passato, ma dov’è l’incaricato?
Già qualcuno in penitenza sta perdendo la pazienza,
che sistema è mai questo?! s’alza un grido di protesta.
Qui c’è gente che ha gran fretta, il lavoro è lì che aspetta.
Dove mai si è rintanato questo stronzo d’impiegato?
La scongiuro egregio utente , non diventi impertinente.
Parolacce, grida ed insulti, son preludio di tumulti.
Ecco, finalmente è sceso l’impiegato tanto atteso,
che ignaro dell’accaduto, sorridente si è seduto.
Quanta gente sta aspettando!
“A vederli già son stanco.”
“Forza il primo, andiamo avanti;
che oggi siete proprio tanti”
Guarda un po’ che faccia tosta penso, chinando in giù la testa
E poggiandomi al bancone, chiedo con gran discrezione.
Senta , le sarei grato per un certificato.
Massaggiando piano il mento, scruta attento il documento;
alla fin della lettura, ecco vien la fregatura,
e con aria assai sapiente, mi licenzia in un istante
non è questo il  dipartimento che può darle il documento.
Se fa  in tempo, in via dei Tali, sà dove vendono i giornali
c’è l’ufficio, quello giusto e vedrà che farà presto.
A denti stretti e a bassa voce, immaginandolo già in croce,
lo saluto da educato ma lo sguardo è assai crucciato.
Cosa dire! Son deluso, il pensiero è assai confuso,
spero solo che ben presto abbia fine tutto questo.
e che ogni ufficio o ente esaudisca celermente
le richieste d’ogni utente.

Mangia il mondo.
Mangia bene il buongustaio mangia il frate con il saio.
Mangia poco l'usignolo il pilota quando è in volo.
Niente mangia il terzo mondo che da tutti è messo al bando
Mangia sano il contadino col suo cibo genuino.
Mangia a sbafo il caro Pippo ma il suo vino sa di tappo.
Cerca cibo l'accattone giù per strada o nel bidone.
Ed i medici sapienti all'obeso, poco e niente.
Mangia sale il disperato che nel mondo è intrappolato.
Con cristallo argento ed oro mangia il Papa e tutto il clero.
Meditate, voi palati grossolani o raffinati
Sempre pronti a masticare meno felici, nel pagare.
Quel che entra nella bocca ci accomuna e ci distacca.
Ma la pancia e l'intestino ci rimandano al destino che per tutti
è sempre uguale, assai concreto, non banale.
La morale è qui palese né dubbi nè pretese.
Mangia giallo, verde o rosso tutto va a finir nel cesso.


La certezza e il dubbio.

Se fossi, sarei quel che non sono
intanto sono quel che vorrei non fossi.
E se fossi quel che non sono,
potrei voler essere quel che sono.
Allora resto.
Si, resto quel che sono,
sperando che restando quel che sono.
Non mi resti il dubbio di esser restato,
quel che non avrei voluto restare
Ora basta con i dubbi.
E se dubitassi di aver dubitato
di essere quel che sono,
o di non averlo affatto dubitato,
mi resterebbe il dubbio.
Mio Dio, e se anche le certezze dell'uomo fossero dubbi,
sarebbe meglio dubitare delle certezze
o esser certi dei dubbi?


Il sole.
E' di tutti un amante discreto
ci tocca, ci accarezza, ci riscalda
mai si arrabbia e torna sempre.
A volte  afoso a volte timido.
Lo stesso lui sta lì,  fermo e ribollente.
Cosa era? Cosa diventerà?
Quante le ipotesi, quante le teorie.
Assiste puntuale le nostre giornate
colora le immagini dei nostri ricordi
di tramonti romantici o sognati tali.
Quanta la forza, immane la potenza.
A niente di lui il paragone.
Sinuosa, la sua calda luce
dolcemente accarezza di tutto,
insinuandosi furtivamente
in crepe e fessure di patria natura
o mani d'uomo, il tempo e le stagioni
sono cosa sua.
Tutti uguali gli uomini
miti, potenti, poveri o futuri.
Di tanti astri si dice sia il minore
ma anche tale, già appare immenso
immenso come la natura in tutto
Bello come un fiore che ignora il suo essere,
ma così appare.

Il salame e il prosciutto.
Il salame teme la tua fame.
Non è grasso l'ungherese,
quello di Milano lo mangi sul divano,
quello di Napoli sazia i popoli.
Il prosciutto è buono, anzi, è molto buono.
Con il pane è uno spuntino senza pane è un assaggino.
Ama stare in luoghi freschi odia le armi bianche.
E' mite e rilassato, prima era un porco.

Caro Padre Pio.
Non di parole descriverti sensazioni, ansie, letizia d'animo.
Satura d’umiltà i nostri cuori di fede e nuova speranza.
Bramasi il tuo profumo per segno d'auspicata presenza
per noi miseri, già fosse in terra, un pò di paradiso.
Quanto il coraggio sotto l'ombra della tua mano.
Quanta dolcezza nei tuoi occhi,
venati di piccole rughe profonde di misericordia,
quegli occhi che osservano il particolare di tutto,
profondendo calore ad irrigare gli aridi cuori profani.
Porti il sorriso sulla bocca della sofferenza,
la luce negli occhi della disperazione.
Allontanaci dagli odierni mali
del mondo e della mente.
Cingi col tuo forte abbraccio le nostre vite.
Dacci d’amare per amarti quando tu ami.

L'angelo.
E' il sorriso, la pace, l'amore.
Lo senti nell'aria, lo vivi nel cuore.
Non ama per essere amato, lui ama.
Dà luce e bellezza ai tuoi pensieri.
Piange il tuo dolore, ride la tua gioia.
Non contesta il tuo essere.
Non ti tradirà mai.
Vuole vivere i tuoi momenti belli,
confortare quelli brutti.
E' il fedelissimo amico dei tuoi giorni.
Il divino custode del tuo sonno.

                           
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